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é solo un gioco…

Il gioco di puro esercizio, caratteristico dei primi mesi di vita (in Piaget J., Lo sviluppo mentale del bambino, 1964), presenta un’evoluzione che segue la crescita e lo sviluppo cognitivo del bambino...

Oggi tutti i documenti internazionali affermano il diritto al gioco del bambino che viene proclamato come bisogno prevalente e vitale dell'infanzia, motivato da esigenze e implicazioni di ordine fisiologico, psichico, spirituale e sociale.

C'è solo da augurarsi che l’interesse verso le esigenze del mondo dell'infanzia trovi adeguato e pratico impegno sociale e politico in termini di creazione di spazi e di infrastrutture consone alle richieste ludiche dei bambini, in questo momento più che mai.
Ogni bambino gioca, perché prova una sensazione di benessere; nulla quindi è tolto all'aspetto ludico in se stesso, ma, anzi, è proprio il piacere intrinseco nel gioco che comporta e favorisce nuove componenti.
Attraverso il gioco, il bambino incomincia comprendere come funzionano le cose.
L'esperienza del gioco insegna al bambino ad essere perseverante e ad avere fiducia nelle proprie capacità; è un processo attraverso il quale diventa consapevole del proprio mondo interiore e di quello esteriore.
Importante valutare il comportamento dei bambini, attraverso il gioco e di conseguenza il gioco deve coinvolgere in prima persona sia i genitori che gli educatori; giocare con i bambini, garantisce a questi ultimi una sensazione di benessere psichico oltre a consentire loro di sviluppare una buona capacità ludica.
Le attività ludiche a cui i bambini si dedicano si modificano via via, di pari passo con il loro sviluppo intellettivo e psicologico, ma rimangono un aspetto fondamentale della vita di ogni individuo, in tutte le fasce d'età.
Il gioco comincia fin dai primi mesi di vita.
Esso finalizzato alla ricerca di una serie di sensazioni che gratificano e arricchiscono il SÉ che si sta strutturando mano a mano. Inizialmente il bambino gioca con il proprio corpo o con il corpo della madre (agitare le mani, muovere le gambe, accarezzare il proprio corpo e quello della madre), ma anche gli oggetti che lo circondano attraggono la sua attenzione. Queste attività, si caratterizzano per il carattere esplorativo e ripetitivo delle azioni, servono al bambino per imparare a distinguere fra il SÉ e il NON-SÉ.


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